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	<title>Brani e Letture</title>
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	<description>storie che fanno crescere</description>
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		<title>La storia di Fru Fru il coniglio  (di padre Oliviero)</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Mar 2012 23:31:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca - B&#38;L</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie con morale]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>FRU FRU, il coniglio, aveva deciso di fare il giro del mondo. Ma,non avendone i mezzi,dovette restare a casa.</p> MIAO,il gatto (la pazienza) (1) <p>Un giorno qualcuno bussa alla porta di casa sua. Era MIAO, il gattino nero. Era molto stanco, perché aveva lavorato tutta la notte per prendere il topolino che rubava il granoturco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>FRU FRU, il coniglio, aveva deciso di fare il giro del mondo. Ma,non avendone i mezzi,dovette restare a casa.<span id="more-333"></span></p>
<h3><strong>MIAO,il gatto (la pazienza) (1)</strong></h3>
<p>Un giorno qualcuno bussa alla porta di casa sua. Era MIAO, il gattino nero. Era molto stanco, perché aveva lavorato tutta la notte per prendere il topolino che rubava il granoturco nel granaio del suo amico.Ma,con un po’ di PAZIENZA, era caduto nelle sue zampe ed lui era veramente contento. FRU FRU,vedendolo,lo salutò educatamente e lo fece entrare  in casa.MIAO si sedette sullo sgabello,mettendo la coda da una parte. Si guardarono negli occhi. Dopo qualche minuto, MIAO cominciò a parlare:”Amico mio, hai qualche problema?Dimmelo e lo risolviamo insieme”. FRUFRU non sapeva come cominciare. Ma,alla fine, si fece coraggio e gli disse:”Io voglio sempre fare qualcosa. Ma faccio tutto in fretta. Voglio vedere subito i frutti del mio lavoro. Se no, mi scoraggio”. MIAO gli sorrise e disse:”Non prendertela.Hai sentito come ho preso il topolino? Ci vuole della pazienza, se vuoi arrivare fino in fondo. Non avere fretta. Lavora giorno dopo giornoi e vedrai che ce la farai. La pazienza è una bella cosa.Ascoltami”. FRUFRU,felice per il consiglio,diede da mangiare al suo amico.</p>
<h3><strong>BAU, il cane (l’amicizia) (2)</strong></h3>
<p>Era quasi l’una, quando MIAO lasciò FRUFRU. Faceva caldo, molto caldo. FRUFRU decise di andare a riposarsi sotto il baobab che era vicino a casa. Chiuse gli occhi e cominciò a sognare tante cose. Gli sembrava di vedere delle persone che venivano da lui per chiedergli consigli. Era contento. Ma c’era qualche cosa che lo disturbava. Si chiedeva come poteva diventare amico di tutti. Pensava,pensava tanto. Quando qualcuno lo svegliò, dicendogli:”Ehi, FRUFRU,io ho la risposta al tuo problema”. Aprì gli occhi e vide vicino a sé BAU, il cagnolino, che gli strinse forte le mani. “Ti dico che ho la risposta al tuo problema”continuò,aprendo bene la bocca. “Io, BAU, da molto tempo ho incominciato a fare AMICIZIA con chiunque passava davanti a casa mia. Ma ci vuole la fiducia, la fedeltà,il servizio. Non è facile. Ma se si conosce qualcuno, si può volergli bene e diventare dei veri amici. Credimi. Io ci ho provato tante volte e ci sono riuscito. Anche tu, se lo vuoi,puoi farlo”. FRUFRU era contentissimo. Entrò in casa e uscì con due lattine di aranciata e insieme festeggiarono la loro amicizia.</p>
<h3><strong>CRA CRA, l’uccello (la preghiera) (3)</strong></h3>
<p>Ormai era tardi. FRUFRU era contento di aver incontrato MIAO e BAU. Ma sentiva che gli mancava qualcosa. Il suo cuore era triste. Ci voleva qualcuno per renderlo felice. Alzò gli occhi verso il cielo e vide CRA CRA,l’uccello, che lentamente volava verso di lui “Tu sai come riscaldare il mio cuore?” gli disse FRU FRU con le lacrime agli occhi. “Ma si” gli rispose CRA CRA “Tu vedi che io, io sono sempre in alto,nel cielo. E conosco bene Colui che ci ha creato, che ci ha dato la vita. Ascolta il mio consiglio. Ogni mattina,quando ti alzi dal letto, alza gli occhi al cielo e aprigli il tuo cuore. Ti ascolterà e tu sarai felice. E’ il modo migliore per cominciare la giornata. Bye bya,FRU FRU. Io devo ritornare a casa, nel mio nido. Ma non dimenticare il mio consiglio”. E se ne andò via in fretta. FRU FRU restò a bocca aperta. Aveva capito e il suo cuore era pieno di gioia.</p>
<h3> <strong>LIO’, il leone (il coraggio) (4)</strong></h3>
<p>“Attenzione. Il più forte,il più CORAGGIOSO, sta per arrivare” così gridava  una scimmia a squarciagola. FRU FRU uscì in fretta da casa. Era meravigliato per queste parole, lui che aveva sempre paura di affrontare le difficoltà.Disse tra di sé che voleva  veramente conoscere questo fenomeno. Si mise vicino alla strada, quando vide arrivare Sua maestà LIO’ I°, il re della foresta. Gli si avvicinò e con gentilezza gli fece la domanda:”Maestà, io vorrei essere coraggioso come voi: Che cosa devo fare?”. LIO’ gli rispose:”Dammi uno sgabello e così possiamo chiacchierare insieme un pochino”. FRU FRU gli portò lo sgabello e aprì le orecchie per ascoltare LIO’. “Per essere forti e coraggiosi”gli disse LIO’ “bisogna credere in se stessi. Sapere che se si vuole, si può. Io ci ho provato molte volte e ci sono riuscito”. FRU FRU ascoltò con interesse le sue parole e gli portò una bottiglia di birra. Dopo aver bevuto, LIO’ riprese la sua strada, tutto contento di aver aiutato qualcuno a risolvere i suoi problemi.</p>
<h3> <strong>HIPPO,l’ippoppotamo (La pulizia) (5)</strong></h3>
<p>FRU FRU si sentiva sporco. Allora decise di andare a fare un bagno nel fiume che scorreva vicino a casa sua. Appena mise i suoi piedi nell’acqua, vide che qualcuno se ne stava uscendo. Era grande, bellissimo, imponente con la sua grande bocca e i suoi denti, era HIPPO,l’ippopotamo. “Insomma, che cosa vuoi fare, amico mio” gli disse,aprendo la sua bocca. “Ma..ma…ma…io vorrei fare un bel bagno”gli rispose FRU FRU “io voglio essere PULITO”. “Va bene, è molto importante”continuò HIPPO.”Se tu vuoi essere pulito nel tuo corpo,potrai esserlo anche nel tuo cuore. Quando fai il bagno, cerca anche di lavare bene il tuo cuore. Toglie dalla tue bocca tutte le parole carrive e tu sarai veramente pulito”. E dopo aver detto queste cose, chiuse la sua bocca e si rituffò nell’acqua.</p>
<p>FRU FRU aveva capito bene e dopo aver fatto il suo bagno, ritornò più sereno a casa sua.</p>
<h3><strong>HIP HOP, l’antilope (amica della natura) (6)</strong></h3>
<p>FRU FRU aveva voglia di giocare,ma faticava a trovare qualcuno che lo facesse con lui. Allora decise di andare nella foresta. Magari avrebbe trovato qualcuno. Cominciò a dare colpi sugli alberi, a strappare i fiori…quando HIP HOP,l’antilope, saltò davanti a lui. “Che cosa stai facendo? Così non va proprio bene. Tu vuoi distruggere la natura dove tu vivi?Lascia le cose al loro posto. Se vuoi giocare, vieni a correre con me. Vediamo chi sarà il primo ad arrivare a quella roccia là in fondo”. FRU FRU, che amava la foresta, era arrabbiato di essere rimasto solo, però capì la lezione. Con gioia corse con il suo amico verso la grande roccia. Veramente, arrivò secondo, con la lingua in fuori. Ma il suo amico HIP HOP gli diede da bere per riprendersi dalla corsa. Aveva capito che ora FRU FRU avrebbe rispettato e AMATO LA NATURA.</p>
<h3><strong>ELIP,l’elefante (l’intelligenza) (7)</strong></h3>
<p>“Chi fa tutto questo rumore? Sembra che passi qualcuno che vuole mettere a dura prova le fondazioni del mondo”pensava FRU FRU che era stato svegliato dal suo riposino. Aprì gli occhi e vide ELIP, l’elefante, che con la sua proboscide  cercava di prendere i frutti dal melograno vicino a casa sua. “Che cosa vuoi? Vuoi distruggere i frutti del mio lavoro? “Gli disse FRU FRU” Cerca di essere gentile con me. Lasciami prendere qualche frutto dal tuo albero. Io non ho ancora mangiato oggi” gli disse ELIP. “Va bene. Ma non distruggere l’albero. Voglio anch’io continuare a mangiarne i frutti” gli rispose FRU FRU. ELIP mangiò  con appetito qualche frutto. Guardò FRU FRU negli occhi:”Vedo che hai qualche problema. Posso saperlo?”gli suggerì ELIP. “Sì.è vero. Io voglio diventare grande,ma non arrivo a prendere sempre le mie responsabilità. Tu sai che cosa bisogna fare?” gli disse FRU FRU. “Non avere paura. Tu sei INTELLIGENTE. Te lo leggo negli occhi. Trova qualche  momento per riflettere. Poi, prendi un foglio di carta e scrivi tutto quello che tu devi fare. E’ molto facile” Era il parere di ELIP. FRU FRU lo ringraziò e chiuse gli occhi, quando ELIP, ancora una volta volle gustare i frutti del suo melograno.</p>
<h3><strong>FOUMI’,la formica (il lavoro)</strong></h3>
<p>“A me piace molto lavorare, soprattutto LAVORARE bene. Io sono contenta, quando vedo che tutto è fatto bene”. Era FOUMI’,la formica, che parlava con le sue amiche. Non si era accorta che FRU FRU era dietro di lei. “Ma che cosa dici?Ma bisogna riposarsi ogni tanto. Perché sempre lavorare?” e così FRU FRU entrò nel discorso. “Ah,sei tu, FRU FRU” rispose FOUMI’ “Vedo che non sei d’accordo con me. Certo, bisogna lavorare bene a casa, a scuola,dappertutto. Non si può restare con le braccia chiuse. E’ il nostro impegno. Vedrai che, se lavori bene, tu sarai contento. Tu pensi che è troppo faticoso, che è meglio divertirsi…è normale vedere gli altri lavorare e noi restare a guardare?” E FOUMI’ continuò dicendo anche tante altre cose. FRU FRU aveva vergogna di se stesso. Faceva fatica a ascoltarla. Ma, in fondo al cuore, era d’accordo con lei. Rientrò a casa sua e cominciò davvero a lavorare.</p>
<h3><strong>PAT PAT, la pantera (animazione)</strong></h3>
<p>Era un bel giorno quella domenica. Tutti gli amici di FRU FRU avevano deciso di fare una grande festa. Ma mancava loro chi poteva fare l’animazione. Tutti proponevano qualcuno, ma non erano d’accordo sul nome. Finalmente <strong>HIB</strong>,<strong>il gufo,</strong>chiese di parlare:”Io conosco un vero animatore. Non abita molto lontano da qui. Si chiama PAT PAT,la pantera.Sa ballare, cantare, animare come si deve.Io penso che lei fa al caso nostro”. Tutti furono d’accordo sulla proposta di HIB e lo incaricarono di andarla a cercare. HIB volò via in fretta. Si mise d’accordo e PAT PAT fece il suo ingresso alla festa. Era veramente il meglio. Animò la festa fino alle prime luci del giorno. Si cantò, si danzò…Tutti erano contenti. E FRU FRU, prima di congedarsi, chiese di parlare:”Amici miei. Vi devo ringraziare di vero cuore. Ciascuno di voi mi ha donato qualcosa di bello. Anch’io voglio regalarvi qualcosa, è poco, ma è importante:<em>si ama solo se si conosce</em>. Lo inciso su questa pietra. Tenetela in mio ricordo. E siate felici come io lo sono stato di avervi incontrato”. Ormai il sole si stava alzando per illuminare il nuovo giorno e ognuno se ne tornò a casa sua.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(Koptchou-Camerun  18-08-2005 da padre Oliviero Ferro)</p>
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		<title>La piccola storia di Zip, la zanzara curiosa</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Mar 2012 23:26:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca - B&#38;L</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>1</p> <p>Era un pizzicotto piccolo piccolo,ma aveva reso felice ZIP,la zanzara che scoccia. Lei volava dappertutto. Voleva conoscere tante cose. Ma quando aveva sete,nessuno la fermava più. Se vedeva una bella vena, zac, si buttava a capofitto e via a bere. A volte, beveva poco. Ma qualche volta si ubriacava. Il sangue, si sa,per le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>1</strong></p>
<p>Era un pizzicotto piccolo piccolo,ma aveva reso felice <strong>ZIP</strong>,la zanzara che scoccia. Lei volava dappertutto. Voleva conoscere tante cose. Ma quando aveva sete,nessuno la fermava più. Se vedeva una bella vena, zac, si buttava a capofitto e via a bere. A volte, beveva poco. Ma qualche volta si ubriacava. Il sangue, si sa,per le zanzare,è la fine del mondo. E’ il loro desiderio nascosto, da cui non possono farne a meno. A ognuno i suoi gusti.</p>
<p><strong>2</strong></p>
<p>Ma lei aveva un desiderio nascosto, diverso da tutte le altre zanzare. Loro si accontentavano di succhiare le vene ed erano contente. No. Lei voleva conoscere da dove veniva il sangue. Insomma,voleva andare alla fonte,al cuore. Le sue amiche la prendevano in giro, le dicevano di lasciare stare. Da che mondo è mondo,,non si è mai visto una zanzara succhiare il cuore. Ma chi credeva di essere. Ma lei,testarda,insisteva. Voleva raggiungere quel sogno. Finché un giorno non si decise a fare un lungo viaggio. Preparò il suo zainetto con le poche cose che aveva e una piccola borraccia con del sangue di riserva. Non si sa mai:è meglio essere previdenti. E cominciò a volare…ogni tanto si fermava a chiedere delle informazioni,ma nessuno le sapeva dire dove trovare chi poteva aiutarla. Finché un giorno,stanca e assetata,si fermò su un fungo. Aprì la sua borraccia e bevve una goccia di sangue. Quando all’improvviso vide arrivare <strong>ZIC ZAC</strong>,la zanzara più veloce del mondo. Anche lei era assetata e chiese  gentilmente da bere. ZIP le diede la sua borraccia e ZIC ZAC si dissetò. Poi le chiese come mai era da quelle parti. ZIP le spiegò il suo problema. Zica Zac batté le ali e disse:”Se vuoi, ti posso accompagnare da qualcuno che ti potrà dare la risposta. Abita nella foresta di ZANZAN. Credo che si chiami <strong>ZAC ZIC</strong> ed è mia nonna. Lei,vedrai, ti aiuterà. Se ti sei riposata, possiamo andare”. E così ZIP con ZIC ZAC cominciarono il lungo viaggio.</p>
<p><strong>3</strong></p>
<p>Erano appena partite, che nel cielo apparvero dei grandi nuvoloni neri. Fra poco sarebbe arrivata la pioggia e le due amiche non sapevano dove ripararsi. Si guardarono intorno e videro che poco distante c’era una casetta. Si dissero che forse là qualcuno le avrebbe accolte. Volarono veloci, in tempo per non prendere le prime gocce che cadevano forti. Picchiarono ai vetri dell’unica finestra. Qualcuno aprì e chiese:”Cosa volete? Chi siete?” Ma non vedeva nessuno. Gli risposero che erano due zanzare in viaggio e che chiedevano di potersi riparare a causa della pioggia. Il signor <strong>MOSCONE</strong>,così si chiamava il proprietario,non era molto d’accordo,ma sua moglie <strong>MOSCA</strong>  gli disse di farle entrare. “Insomma” diceva “tra insetti ci si deve aiutare”. E così entrarono. Furono fatte accomodare vicino al camino. Erano stanche e volevano solo riposarsi. Ma arrivarono volando i <strong>MOSCHINI</strong>, figli di MOSCA e MOSCONE. Cominciarono a tempestarle di domande. In poche parole passarono tutta la notte a chiacchierare. Si erano dimenticate anche della fame e della sete. Ma mamma MOSCA, premurosa, era andata in cantina a prendere una bottiglia di quello (sangue) buono che tirava fuori per le grandi occasioni. Apparecchiò la tavola e condivisero con gioia quello che avevano. Poi stanche,ripiegarono le alette e si addormentarono.</p>
<p><strong>4</strong></p>
<p>Il sole stava accarezzando con i suoi raggi i rami dell’abete che faceva ombra alla casa. Tutto il prato intorno si era messo in movimento. Ma le nostre amiche volevano ancora dormire. Quando mamma MOSCA, volando leggermente verso di loro, le risvegliò, fecero fatica ad aprire gli occhi. Ma quando videro in una scodellina delle gocce di rugiada,fresche fresche, si precipitarono a bere. Era buona,perché il sole l’aveva scaldata bene. Si sentivano pronte per il nuovo viaggio. Ringraziarono con gioia chi li aveva ospitate e volarono via allegre. Da lontano si vedeva  il bosco, illuminato dal sole. Non sapevano bene da dove passare,ma certamente avrebbero trovato qualcuno che avrebbe insegnato loro la direzione giusta. Volando volando,arrivarono all’entrata del bosco. Naturalmente si posarono su un bel fungo rosso. Mentre si chiedevano come fare per entrare, <strong>LIB</strong>, la libellula, si intromette nei loro discorsi. Aveva sentito  che cercavano la casa di ZIC ZAC. Lei la conosceva bene. Anzi,tutti nel bosco avevano fiducia in lei. Quindi era facile trovare come arrivarci. Si offrì di accompagnarle. Controllarono se le alette erano ancora in buono stato. E  poi via,facendo attenzione ai rami, ma aprendo gli occhi per vedere tutte quelle meraviglie.</p>
<p><strong>5</strong></p>
<p>Il sole giocava a rimpiattino tra i rami. Sembrava dare loro delle carezze di luce. Le nostre tre amiche erano felici di volare insieme. Guardavano dappertutto. ZIP,oltre che scocciante,era molto curiosa. Voleva conoscere tutto. Le altre due,con molta pazienza, le spiegavano le cose. “Perché questo sasso è verde? Perché questo fungo è così strano? Cosa sono questi frutti? Cosa dicono quelli uccelli sui rami? Perché gli scoiattoli si rincorrono sempre’”. Insomma,era una domanda continua,tanto che LIP, la libellula,domandò a ZIC ZAC:”Ma la tua amica quando si riposa? Non ho mai conosciuto una zanzara così curiosa”. E ZIC ZAC le rispose:”Anch’io pensavo di conoscerla, ma questo viaggio mi riserva tante sorprese. E’ veramente speciale. Sai la chiamano ZIP,la zanzara che scoccia”. “E’ vero”disse ZIP “ma io voglio conoscere e questo viaggio è un’occasione magnifica per imparare tante cose. E’ vero,voi le conoscete,ma io voglio sapere. Mi piace tanto”.”Va bene,ma ogni tanto lascia riposare le nostre orecchie”disse LIB.”Promesso…però perché le formiche camminano in fila indiana e i grilli saltano sempre?”. Insomma ZIP non voleva proprio tacere. Finalmente arrivarono a un piccolo laghetto e le tre amiche si fermarono per riposarsi. ZIP,ormai, non sentiva più bisogno di bere qualche goccia di sangue. Aveva imparato a gustare l’acqua e se ne era innamorata. Era qualcosa di bello, di pulito,di fresco, che la faceva stare bene. Chiuse i suoi occhi e si mise a sognare. Le sembrava di essere già arrivata alla casa della nonna di ZIC ZAC, quando sentì una voce forte che diceva:”Ehi,cosa fate nel mio prato? Chi vi ha dato il permesso?”. Era <strong>RIC</strong>, il riccio, che non era molto contento di quelle intruse.</p>
<p><strong>6</strong></p>
<p>“Scusa”gli dissero le tre amiche “Ci stavamo riposando,perché stiamo facendo un lungo viaggio. A proposito,ci puoi indicare la strada per andare da ZIC ZAC. Sai:è mia nonna”.”Ah! Quella simpatica vecchietta che racconta tante storie”disse RIC. “La conoscono tutti. E quando qualcuno va da lei, viene accolto bene,però deve avere pazienza per ascoltarla. Racconta delle storie meravigliose. Se volete,vi accompagno per un pezzo di strada, fin dal mio amico FRU FRU,il leprotto. Ma,state attente,lui è sempre di fretta”. E così si misero in cammino. RIC però non aveva detto che anche lui era un grande chiacchierone. Dopo qualche minuto,già sapevano le ultime notizie della foresta. Lui conosceva tutti e tutti. Sembrava che i suoi aculei attirassero le notizie,come il miele per le api. Anzi,passando davanti a un alveare,furono invitate a prendere qualche goccia di miele. Veramente delizioso. Volevano sapere qualche cosa di più sulla vita delle api. Ma RIC le richiamò alla realtà. La strada era ancora lunga e non ci si poteva fermare troppo. A una svolta della strada, videro una piccola casetta e un tale che correva vanti e indietro, a tutta velocità. “Ehi,FRU FRU” disse RIC al leprotto,”Ti stai allenando per le Olimpiadi del Bosco?”.”Ciao RIC” disse <strong>FRU FRU</strong> “Non ti avevo visto. Ma chi sono quelle che ti accompagnano? Sono una tua nuova conquista?”. Sembra che RIC avesse la fama di conquistatore in tutto il bosco. Divenne un po’ rosso e poi rispose:”Non ti preoccupare. Sono delle amiche che cercano la casa di ZIC ZAC. Vogliono avere delle risposte. Naturalmente, tu puoi accompagnarle”disse RIC. “Aspetto che faccio ancora una corsa e poi,dopo una veloce doccia,sarò pronto. Intanto,voi entrate in casa e bevete del succo di mirtillo. E’ delizioso!” e così dicendo FRU FRU filò via velocissimo. Ma dopo qualche minuto era di ritorno,soddisfatto per il suo allenamento.</p>
<p><strong>7</strong></p>
<p>“Allora,siete pronte? Ho voglia di farmi una bella camminata”disse FRU FRU. E una salto di qua e uno di là,partì a tutta velocità. Le due amiche facevano fatica a seguirlo. Gli gridarono di andare più piano,ma lui non sentiva. Era tutto felice. Non si accorse che stava per sbattere contro una roccia segnaletica. All’ultimo minuto riuscì a frenare. Ma che paura! “Te lo abbiamo detto”gli dissero le due amiche “vai più piano. E adesso dove andiamo?” “Un attimo,mi sono perso” disse FRU FRU “Ma c’è qualcuno che può aiutarci. Lo vedete quell’uccello  là in alto che picchia sempre? E’ PIC, il picchio. Lui sicuramente ci dirà qualcosa”. E rivolgendosi a lui:”Ehi PIC,come va? Ci puoi indicare la strada per andare da nonna ZIC ZAC?”. “Ah,sei tu, il solito confusionario” disse <strong>PIC</strong> “seguitemi piano piano e vi porterò sulla strada giusta”. E così FRU FRU dovette andare piano per accompagnare le sue amiche. La strada diventava sempre di più piena di fiori. Sembrava un viale che doveva portare da qualche parte. Finalmente sbucarono in una radura. Aveva qualcosa di speciale. Tutto intorno c’erano delle panchine che sembravano aspettare qualcuno. In fondo c’era una casetta piena di fiori. Era un ‘arcobaleno di colori. “Eccovi arrivati”disse PIC.”Ma,fate attenzione. E’ il momento della siesta della nonna. Aspettate un pochino. Poi tirate quella campanella e lei verrà ad aprirvi. Ciao a tutti. Sono stato contento di avervi conosciuto”  e se ne volò via.</p>
<p><strong>8</strong></p>
<p>Piano piano LIB,ZIP e ZIC ZAC si avvicinarono alla casetta di nonna <strong>ZACZIC.</strong> Tirarono la campanella e…una simpatica vecchietta aprì loro la porta. Riconobbe subito la nipote e accolse le sue amiche con gioia. Entrarono in punta di zampette in quel regno meraviglioso che era la casa della nonna. Non avevano mai visto nulla di simile. Tutto era in ordine,pulito. C’erano fiori dappertutto e alle pareti dei piccoli quadretti, fatti con le foglie del bosco. Era veramente bello stare là. La nonna le fece accomodare. Andò a prendere del succo di lampone. Era la sua specialità. Lo mescolò con la rugiada. Era veramente delizioso. Ascoltò pazientemente le tre amiche. Le lasciò parlare a lungo. Aveva capito quello che cercavano. Ma voleva che da sole trovassero la risposta ai loro problemi. Fece finta di dormire. Ma ZIP la risvegliò,dicendole:”Allora,nonna,cosa dobbiamo fare. Abbiamo fatto un lungo viaggio per chiedere i tuoi consigli e tu ti metti a dormire? Lo sappiamo che sei stanca,perché lavori molto. Ma noi abbiamo bisogno del tuo aiuto. Per favore,dacci una mano”. Nonna ZACZIC si aggiustò bene gli occhiali, le guardò con dolcezza e cominciò a parlare.</p>
<p><strong>9</strong></p>
<p>“Sono contenta che siete venute a trovarmi. Lo sapevo che un giorno vi avrei viste. Grazie,cara nipote,che mi hai portato la tua amica ZIP. Grazie anche a LIB e a tutti gli amici della foresta che vi hanno accompagnato. Sapete,anch’io in tutti questi anni ho cercato delle risposte. Avevo tante domande che volevo fare a qualcuno. Ma non ho mai trovato chi mi aiutasse. Finché un giorno…Stavo passeggiando intorno alla casa,vicino a quel grande fungo bianco che insieme ai suoi fratelli fanno corona alla casa. Ad un tratto delle gocce di rugiada cadono dai rami del grande abete. Le vedevo ogni giorno. Era una cosa normale. Ma quella volta caddero su un fiore azzurro che le accolse tutto contento. Bevve con avidità,quando arrivò subito uno sciame d’api. Avevano l’acquolina in bocca e volevano fare festa anche loro. Il fiore azzurro le accolse tutto contento. Voleva condividere con altri quello che aveva ricevuto. Insomma, avevo capito,avevo finalmente trovato la risposta. Allora ZIP chiese:”Ma quale?”. “E’ semplice”disse la nonna “le gocce di rugiada si erano mescolate col fiore e il fiore con le api. Ognuno aveva ricevuto e dato qualcosa. Per questo erano felici. Prova a farlo anche tu. Ma ora è tardi. Andate a dormire,perché domani avrete un lungo viaggio”. “Buonanotte,nonna” dissero in coro le tre amiche e si addormentarono.</p>
<p><strong>10</strong></p>
<p>Il sole si era appena alzato,quando la nonna svegliò le tre amiche. “Forza,venite a fare colazione. C’è della rugiada fresca e del succo di more. Buonissimo”disse la nonna. E le tre amiche si misero a tavola. Non sapevano più come dire grazie alla nonna per tutto quello che avevano ricevuto. “IL grazie ve lo dico io”disse la nonna “Voi avete condiviso con me un po’ delle vostra vita, delle vostre difficoltà. Mi avete reso felice. Buon viaggio”.</p>
<p>E le tre amiche se ne volarono via. Incontrarono tutti quelli che avevano loro indicato un pezzetto di strada. Ormai ZIP era arrivata a casa sua. Salutando le sue amiche, vide che sotto la finestra era cresciuto un fiore azzurro e intorno a lui uno sciame d’api.</p>
<p>Chissà come era successo?</p>
<p>Padre Oliviero Ferro – isola san Giulio di Orta(VB) 13-14/07/2009</p>
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		<title>Il paese dei pozzi</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Feb 2012 23:14:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca - B&#38;L</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Quella città non era abitata da persone, come tutte le altre città del pianeta.</p> <p>Quella città era abitata da pozzi. Pozzi viventi… ma pur sempre pozzi.</p> <p>I pozzi erano divisi gli uni dagli altri, non soltanto per il luogo in cui erano stati scavati, ma anche per la vera (l’apertura che li collegava all’esterno). C’erano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quella città non era abitata da persone, come tutte le altre città del pianeta.</p>
<p>Quella città era abitata da pozzi. Pozzi viventi… ma pur sempre pozzi.</p>
<p><span id="more-329"></span>I pozzi erano divisi gli uni dagli altri, non soltanto per il luogo in cui erano stati scavati, ma anche per la vera (l’apertura che li collegava all’esterno). C’erano pozzi facoltosi e appariscenti con vere di marmo e metalli preziosi; umili pozzi in legno e mattoni e alcuni ancora più poveri, semplici buche spoglie che si aprivano nella terra.</p>
<p>La comunicazione tra gli abitanti della città avveniva di vera in vera e le notizie si diffondevano rapidamente, da un punto all’altro del paese.</p>
<p>Un giorno giunse in città una moda che sicuramente era nata in qualche paesino degli umani.</p>
<p>Secondo questa nuova idea, qualsiasi essere vivente degno di questo nome avrebbe dovuto prestare molta più attenzione all’interno che all’esterno. L’importante non era quello che usciva in superficie ma il contenuto.</p>
<p>E fu così che i pozzi presero a riempirsi di oggetti Alcuni si riempivano di gioielli, monete d’oro e pietre preziose. Altri, più pratici, si riempirono di elettrodomestici e aggeggi meccanici. Altri ancora optarono per l’arte, e si andarono riempiendo di dipinti, pianoforti a coda e sofisticate sculture post-moderne. Infine quelli intellettuali si riempirono di libri, manifesti ideologici e riviste specializzate.</p>
<p>Passò il tempo. La maggio parte dei pozzi si era riempita a tal punto che dentro non ci stava più niente. I pozzi non erano tutti uguali, e anche se qualcuno era contento così, altri pensarono di dover fare qualcosa per continuare a cacciare cose al proprio interno…</p>
<p>Uno di questi fu il primo: invece di comprimere il contenuto, gli venne in mente di aumentare la propria capacità allargandosi. Non passò molto tempo che la sua idea venne imitata: tutti i pozzi impiegavano gran parte delle loro energie ad allargarsi per fare spazio al loro interno. Un pozzo piccolino e lontano dal centro della città vide che i suoi compagni avevano cominciato ad allargarsi a dismisura. E pensò che se avessero continuato a gonfiarsi a quel modo ben presto i loro bordi si sarebbero toccati confondendosi tra loro, e ciascuno avrebbe perduto la propria identità… Forse proprio grazie a questa idea gli venne in mente che un altro modo per aumentare la capacità era crescere non in ampiezza bensì in profondità. Diventare sempre più profondo invece che più largo. Ben presto si rese conto che tutto quello che aveva dentro di sé gli impediva<br />
di scendere in profondità. Se voleva diventare più profondo doveva svuotarsi di tutto quello che conteneva… All’inizio aveva paura del vuoto, ma vedendo che non aveva altre possibilità, decise di svuotarsi. Ormai privo di possedimenti, il pozzo prese a diventare profondo, sempre più profondo, mentre gli altri pozzi si impadronivano delle cose di cui si liberava…</p>
<p>Un giorno, all’improvviso, il pozzo che cresceva verso il basso ebbe una sorpresa: dentro, giù, giù in fondo trovò l’acqua!!! Prima di lui nessun altro pozzo aveva trovato l’acqua…</p>
<p>Il pozzo si riebbe dalla sorpresa e iniziò a giocare con l’acqua del fondo, inumidiva le pareti, spruzzava i bordi e alla fine fece zampillare l’acqua all’esterno. La città era sempre stata bagnata soltanto dalla pioggia che in realtà era parecchio scarsa, per cui la terra vicino al pozzo, rinvigorita dall’acqua, iniziò a risvegliarsi.</p>
<p>I semi racchiusi nelle sue viscere germogliarono dando origine a fili d’erba, trifogli, fiori e fusti che diventarono alberi… La vita esplose in mille colori intorno a quel pozzo lontano che cominciarono a chiamare &#8220;il vivaio&#8221;.</p>
<p>Tutti gli domandavano come fosse riuscito a compiere il miracolo: “Nessun miracolo&#8221; &#8211; rispondeva il vivaio &#8211;  “bisogna cercare dentro di sé, nel profondo…&#8221;</p>
<p>Molti volevano seguire l’esempio del vivaio, ma presto abbandonarono l’idea quando si resero conto che per scavare nel profondo dovevano svuotarsi. E invece continuarono ad allargarsi, allargarsi per contenere sempre più cose…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Al capo opposto della città, un altro pozzo decise di correre il rischio del vuoto… E anche lui prese a scavare in profondità… E anche lui arrivò all’acqua… E anche lui la fece zampillare all’esterno creando una seconda oasi verde nel paese…</p>
<p>“Che cosa farai quando l’acqua sarà terminata?&#8221; gli domandavano.</p>
<p>“Non lo so’&#8221;  rispondeva  &#8221;Ma per adesso, più tiro fuori acqua e più ne trovo&#8221;.</p>
<p>Passarono alcuni mesi dalla grande scoperta.</p>
<p>Un giorno, quasi per caso, i due pozzi si accorsero che l’acqua che avevano trovato in fondo a se stessi era la stessa…</p>
<p>Uno stesso fiume sotterraneo passava dall’uno e andava ad inondare le profondità dell’altro.</p>
<p>Si accorsero che per loro era iniziata una nuova vita. Non solo potevano comunicare da vera a vera, in superficie come tutti gli altri, ma la ricerca aveva procurato loro un nuovo, segreto punto di contatto.</p>
<p>La comunicazione che raggiungono soltanto coloro che hanno il coraggio di svuotarsi di quanto contengono, per cercare nel profondo di se stessi ciò che possiedono e regalarlo agli altri…</p>
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		<title>La grotta a cinque stelle</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2012 23:04:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca - B&#38;L</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie con morale]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[fraternità]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>​Il Grande Padre dei cieli è preoccupato per il suo figlio partito per una missione unica ed eccezionale sulla terra. Dopo nove mesi dalla sua partenza, arriva il momento della nascita tra gli uomini. Non ha forse rischiato troppo? Come sarà accolto? Il grande piano avrà un buon inizio?<br /> ​Nella sua saggezza eterna, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>​Il Grande Padre dei cieli è preoccupato per il suo figlio partito per una missione unica ed eccezionale sulla terra. Dopo nove mesi dalla sua partenza, arriva il momento della nascita tra gli uomini. Non ha forse rischiato troppo? Come sarà accolto? Il grande piano avrà un buon inizio?<span id="more-326"></span><br />
​Nella sua saggezza eterna, il Padre di tutti medita d’inviare un messaggero. Lascia da parte gli angeli grandi (Gabriele, Michele e Raffaele) e chiama uno tra i più piccoli, Serafino, al quale domanda di agire nella più grande discrezione.<br />
“Vedi, gli dice, se puoi verificare come vanno le cose laggiù in questi giorni. Dovrebbe nascere mio Figlio e avrà un nuovo nome: “Gesù”. Vorrei che tutto si svolgesse secondo il mio piano. Va, controlla e poi mi riferirai.”<br />
​L’angioletto, pur nella sua santità, ha un sussulto di orgoglio per una missione tanto speciale affidatagli da Dio.</p>
<p>​Così, la sera del 24 dicembre, si trova sulla terra.<br />
​Molti sono arrivati a Betlemme, per il censimento comandato dall’imperatore Augusto. Serafino cammina tra gente del paese, vestito da piccolo pastore. Curiosa dappertutto e s’infila nei luoghi più impensati, ha l’aria di un piccolo monello. La sua presenza non attira la curiosità della gente.<br />
​Incontra finalmente Maria e Giuseppe, affaticati, che domandano inutilmente un posto dove passare la note. Li segue a una certa distanza. Davanti al rifiuto di accogliere la giovane copia, egli si avvicina, vuole intervenire, ma evita di giustezza un colpo di piede dal proprietario della locanda. Si rende conto di osare troppo e di venir meno alla promessa. Si ritira e attende.<br />
​I due pellegrini prendono il sentiero che conduce ad una grotta ed entrano per trovare un rifugio per la notte. Serafino li vede, li segue, per discrezione resta fuori e si siede vicino ad un cespuglio ed aspetta.<br />
Il silenzio tutto intorno è affascinante e le stelle nella notte sono luminose. L’angioletto, inviato da Dio, sente sonno, chiude gli occhi e a poco a poco si addormenta.<br />
​L’armonia di un canto nuovo lo sveglia e si trova illuminato da una luce affascinante. Sogno o realtà? Vede arrivare gente. Si rimprovera per quel sonno che non gli ha permesso di vegliare. Corre davanti all’ingresso della grotta, entra, s’ intrufola e arriva vicinissimo a… Qui vede la più tenera e affettuosa scena che si può immaginare: Maria stringe le braccia quello che si è fatto carne nella sua carne. Accarezza il bambino che l’ha creata.<br />
​Giuseppe dispone la greppia per farne una culla. Maria chiama Serafino e gli dice: “Senti, puoi rendermi un piccolo servizio? Custodisci il mio bambino, mentre io ricevo i doni dei pastori. ” L’angioletto si emoziona e con la più grande attenzione accoglie Gesù tra le sue braccia e lo contempla. Il neonato ha gli occhi chiusi e dorme.</p>
<p>​Per qualche giorno Serafino diventa un familiare dei tre personaggi e si offre per piccoli servizi: attinge l’acqua al ruscello, cerca la legna per il fuoco, accompagna Giuseppe a Betlemme per qualche acquisto.<br />
​Felice, vorrebbe restare per sempre. Ma, come tutto non dipende da lui, riceve un messaggio urgente: “Torna a casa, Serafino, il Signore ti aspetta!”.<br />
​Obbedisce, prepara in fretta il suo rapporto e si domanda: “Crederanno a tutto quello che visto?”<br />
​Nel giorno del rientro, si trova davanti alla grande assemblea celeste, composta da angeli, arcangeli, santi, patriarchi, re e profeti, davanti al trono celeste. Tutti curiosi in ascolto.<br />
​Il piccolo Serafino si esprime così “Ho visto quello che nessuno di voi può sognare. Il Figlio del Dio, Padre di noi tutti, è nato piccolo come gli altri bambini figli di donne sulla terra. Non è nato in un palazzo, ma in una grotta, là dove i pastori e gli animali si rifugiano. Un luogo unico, scelto dall&#8217;Altissimo, nello spazio infinito.<br />
​* Ho visto la tenerezza della mamma, che l’abbraccia, lo accarezza e lo tiene vicino al seno. Un momento eccezionale, scelto da Dio, nel tempo infinito! Maria, la mamma di Gesù, è illuminata dalla grande stella dell’AMORE, che ha il compito di rimuovere tutti gli egoismi e le rivalità nel mondo.<br />
​* Ho visto Giuseppe, colui che sostituisce sulla terra il Padre de l’universo. E’ accompagnato da una bellissima stella, la stella della GIUSTIZIA, che ha la missione di abbattere prepotenze, guadagni ingiusti e miserie sociali.<br />
​* Ho visto i pastori, uomini, donne e bambini, poveri, che arrivano con i loro doni. Hanno anche loro una stella, la terza, quella dell’UMILTÀ, che si contrappone all’arroganza, all’ipocrisia e alla violenza tirannide.<br />
​* Ho avuto il tempo di vedere anche i Re Magi, che vengono da molto lontano, cavalcano cammelli e offrono doni meravigliosi. Li guida la stella della FRATERNITÀ UNIVERSALE, fatta per distruggere barriere razziali, tribali, religiose, nazionali.​<br />
​* L’ultima stella è quella del bue e dell’asino, i due animali che riscaldano la grotta del neonato. A loro si sono aggiunti altri arrivati con i pastori: pecore, cani, piccioni… La loro stella è quella de l’ECOLOGIA, con i colori dell’arcobaleno. E’ creata per la salvaguardia dell’universo e contro lo sfruttamento selvaggio della natura.</p>
<p>​Sto a guardare, quando le cinque stelle salgono in cielo, si uniscono insieme e formano un unico astro immenso, perfetto ed incantevole per illuminare tutti i tempi e tutti gli spazi di bellezza, di verità e di bontà. Annuncio del mondo che verrà.<br />
​A questa visione gli uomini e le donne sulla terra si fermano, gli animali della creazione si arrestano, i fiumi, i venti, i mari, tutti interrompono la loro corsa. Sull’universo scende un grande silenzio e una immensa pace. Si sente solo il respiro leggero del bambino. Tutti tendono verso questo soffio per una creazione nuova”.</p>
<p>​Al termine della descrizione di Serafino, l’immensa assemblea celeste, composta da angeli, arcangeli, santi, profeti, patriarchi e re, davanti al trono di Dio, si alza in piedi e inizia un canto solenne, che risuona su tutto il creato: “Santo, Santo, Santo, il Signore dell’universo!”.<br />
​A questo ritornello, la gente, uomini, donne e bambini, sulla terra, risponde in coro: “Egli sarà grande in tutta la terra, sarà lui-stesso la nostra pace!”</p>
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		<title>Filobus 75</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 14:17:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca - B&#38;L</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie con morale]]></category>
		<category><![CDATA[armonia]]></category>
		<category><![CDATA[essenzialità]]></category>
		<category><![CDATA[primavera]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Su suggerimento di Alba&#8230; scritta da Gianni Rodari</p> <p>Una mattina, il filobus numero 75, in partenza da Monteverde Vecchio per Piazza Fiume, invece di scendere verso Trastevere, prese per il Gianicolo, svoltò giù per l&#8217;Aurelia Antica e dopo pochi minuti correva tra i prati fuori Roma come una lepre in vacanza.<br /> I viaggiatori, a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su suggerimento di Alba&#8230; scritta da Gianni Rodari</p>
<p>Una mattina, il filobus numero 75, in partenza da Monteverde Vecchio per Piazza Fiume, invece di scendere verso Trastevere, prese per il Gianicolo, svoltò giù per l&#8217;Aurelia Antica e dopo pochi minuti correva tra i prati fuori Roma come una lepre in vacanza.<br />
I viaggiatori, a quell&#8217;ora, erano quasi tutti impiegati, e leggevano il giornale, anche quelli che non lo avevano comperato, perché lo leggevano sulla spalla del vicino.<br />
Un signore, nel voltar pagina, alzò gli occhi un momento, guardò fuori e si mise a gridare: &#8220;Fattorino, che succede? Tradimento, tradimento!&#8221;.<span id="more-336"></span><br />
Anche gli altri viaggiatori alzarono gli occhi dal giornale, e le proteste diventarono un coro tempestoso: &#8220;Ma di qui si va a Civitavecchia!&#8221;<br />
&#8220;Che fa il conducente?&#8221;<br />
&#8220;E&#8217; impazzito, legatelo!&#8221;<br />
&#8220;Che razza di servizio!&#8221;<br />
&#8220;Sono le nove meno dieci e alle nove in punto debbo essere in Tribunale&#8221; &#8211; gridò un avvocato &#8211; &#8220;se perdo il processo faccio causa all&#8217;azienda.&#8221;<br />
Il fattorino e il conducente tentavano di respingere l&#8217;assalto, dichiarando che non ne sapevano nulla, che il filobus non ubbidiva più ai comandi e faceva di testa sua. Difatti in quel momento il filobus uscì addirittura di strada e andò a fermarsi sulle soglie di un boschetto fresco e profumato.<br />
&#8220;Uh, i ciclamini,&#8221; esclamò una signora, tutta giuliva -.<br />
&#8220;E&#8217; proprio il momento di pensare ai ciclamini,&#8221; &#8211; ribatté l&#8217;avvocato -.<br />
&#8220;Non importa,&#8221; dichiarò la signora, &#8220;arriverò tardi al ministero, avrò una lavata di capo, ma tanto è lo stesso, e giacché ci sono mi voglio cavare la voglia dei ciclamini. Saranno dieci anni che non ne colgo.&#8221;<br />
Scese dal filobus, respirando a bocca spalancata l&#8217;aria di quello strano mattino, e si mise a fare un mazzetto di ciclamini.<br />
Visto che il filobus non voleva saperne di ripartire, uno dopo l&#8217;altro i viaggiatori scesero a sgranchirsi le gambe o a fumare una sigaretta e intanto il loro malumore scompariva come la nebbia al sole.<br />
Uno coglieva una margherita e se la infilava all&#8217;occhiello, l&#8217;altro scopriva una fragola acerba e gridava: &#8220;L&#8217;ho trovata io. Ora ci metto il mio biglietto, e quando è matura la vengo a cogliere, e guai se non la trovo&#8221;.<br />
Difatti levò dal portafogli un biglietto da visita, lo infilò in uno stecchino e piantò lo stecchino accanto alla fragola. Sul biglietto c&#8217;era scritto: Dottor Giulio Bollati.<br />
Due impiegati del ministero dell&#8217;Istruzione appallottolarono i loro giornali e cominciarono una partita di calcio. E ogni volta che davano un calcio alla palla gridavano: &#8220;Al diavolo!&#8221;<br />
Insomma, non parevano più gli stessi impiegati che un momento prima volevano linciare i tranvieri. Questi, poi, si erano divisi una pagnottella col ripieno di frittata e facevano un picnic sull&#8217;erba.<br />
&#8220;Attenzione!&#8221; &#8211; gridò ad un tratto l&#8217;avvocato -.<br />
Il filobus, con uno scossone, stava ripartendo tutto solo, al piccolo trotto. Fecero appena in tempo a saltar su, e l&#8217;ultima fu la signora dei ciclamini che protestava: &#8220;Eh, ma allora non vale. Avevo appena cominciato a divertirmi.&#8221;<br />
&#8220;Che ora abbiamo fatto?&#8221; &#8211; domandò qualcuno -.<br />
&#8220;Uh, chissà che tardi&#8221; e tutti si guardarono il polso. Sorpresa: gli orologi segnavano ancora le nove meno dieci. Si vede che per tutto il tempo della piccola scampagnata le lancette non avevano camminato. Era stato tempo regalato, un piccolo extra, come quando si compra una scatola di sapone in polvere e dentro c&#8217;è un giocattolo.<br />
&#8220;Ma non può essere!&#8221; Si meravigliava la signora dei ciclamini, mentre il filobus rientrava nel suo percorso e si gettava giù per via Dandolo.<br />
Si meravigliavano tutti. E si che avevano il giornale sotto gli occhi, e in cima al giornale la data era scritta ben chiara: 21 marzo.<br />
Il primo giorno di primavera tutto è possibile!</p>
<p>Gianni Rodari</p>
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		<title>Il Natale di Martin</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 23:02:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca - B&#38;L</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie con morale]]></category>
		<category><![CDATA[accoglienza]]></category>
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		<category><![CDATA[incontro]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>In una certa città viveva un ciabattino, di nome Martin Avdeic. Lavorava in una stanzetta in un seminterrato, con una finestra che guardava sulla strada. Da questa poteva vedere soltanto i piedi delle persone che passavano, ma ne riconosceva molte dalle scarpe, che aveva riparato lui stesso. Aveva sempre molto da fare, perché lavorava bene, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In una certa città viveva un ciabattino, di nome Martin Avdeic. Lavorava in una stanzetta in un seminterrato, con una finestra che guardava sulla strada. Da questa poteva vedere soltanto i piedi delle persone che passavano, ma ne riconosceva molte dalle scarpe, che aveva riparato lui stesso. Aveva sempre molto da fare, perché lavorava bene, usava materiali di buona qualità e per di più non si faceva pagare troppo.</p>
<p>Anni prima, gli erano morti la moglie e i figli e Martin si era disperato al punto di rimproverare Dio. Poi un giorno, un vecchio del suo villaggio natale, che era diventato un pellegrino e aveva fama di santo, andò a trovarlo. E Martin gli aprì il suo cuore.<br />
<span id="more-324"></span><br />
- Non ho più desiderio di vivere &#8211; gli confessò. &#8211; Non ho più speranza.<br />
Il vegliardo rispose: « La tua disperazione è dovuta al fatto che vuoi vivere solo per la tua felicità. Leggi il Vangelo e saprai come il Signore vorrebbe che tu vivessi.<br />
Martin si comprò una Bibbia. In un primo tempo aveva deciso di leggerla soltanto nei giorni di festa ma, una volta cominciata la lettura, se ne sentì talmente rincuorato che la lesse ogni giorno.<br />
E cosi accadde che una sera, nel Vangelo di Luca, Martin arrivò al brano in cui un ricco fariseo invitò il Signore in casa sua. Una donna, che pure era una peccatrice, venne a ungere i piedi del Signore e a lavarli con le sue lacrime. Il Signore disse al fariseo: «Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e non mi hai dato acqua per i piedi. Questa invece con le lacrime ha lavato i miei piedi e con i suoi capelli li ha asciugati&#8230; Non hai unto con olio il mio capo, questa invece, con unguento profumato ha unto i miei piedi».<br />
Martin rifletté. &#8211; Doveva essere come me quel fariseo. Se il Signore venisse da me, dovrei comportarmi cosi? &#8211; Poi posò il capo sulle braccia e si addormentò.<br />
All&#8217;improvviso udì una voce e si svegliò di soprassalto. Non c&#8217;era nessuno. Ma senti distintamente queste parole: &#8211; Martin! Guarda fuori in strada domani, perché io verrò.<br />
L&#8217;indomani mattina Martin si alzò prima dell&#8217;alba, accese il fuoco e preparò la zuppa di cavoli e la farinata di avena. Poi si mise il grembiule e si sedette a lavorare accanto alla finestra. Ma ripensava alla voce udita la notte precedente e così, più che lavorare, continuava a guardare in strada. Ogni volta che vedeva passare qualcuno con scarpe che non conosceva, sollevava lo sguardo per vedergli il viso. Passò un facchino, poi un acquaiolo. E poi un vecchio di nome Stepanic, che lavorava per un commerciante del quartiere, cominciò a spalare la neve davanti alla finestra di Martin che lo vide e continuò il suo lavoro.</p>
<p>Dopo aver dato una dozzina di punti, guardò fuori di nuovo. Stepanic aveva appoggiato la pala al muro e stava o riposando o tentando di riscaldarsi. Martin usci sulla soglia e gli fece un cenno. &#8211; Entra· disse &#8211; vieni a scaldarti. Devi avere un gran freddo.<br />
- Che Dio ti benedica!- rispose Stepanic. Entrò, scuotendosi di dosso la neve e si strofinò ben bene le scarpe al punto che barcollò e per poco non cadde.<br />
- Non è niente &#8211; gli disse Martin. &#8211; Siediti e prendi un po&#8217; di tè.<br />
Riempi due boccali e ne porse uno all&#8217;ospite. Stepanic bevve d&#8217;un fiato. Era chiaro che ne avrebbe gradito un altro po&#8217;. Martin gli riempi di nuovo il bicchiere. Mentre bevevano, Martin continuava a guardar fuori della finestra.<br />
- Stai aspettando qualcuno? &#8211; gli chiese il visitatore.<br />
- Ieri sera- rispose Martin &#8211; stavo leggendo di quando Cristo andò in casa di un fariseo che non lo accolse coi dovuti onori. Supponi che mi succeda qualcosa di simile. Cosa non farei per accoglierlo! Poi, mentre sonnecchiavo, ho udito qualcuno mormorare: &#8220;Guarda in strada domani, perché io verrò&#8221;.</p>
<p>Mentre Stepanic ascoltava, le lacrime gli rigavano le guance. &#8211; Grazie, Martin Avdeic. Mi hai dato conforto per l&#8217;anima e per il corpo.<br />
Stepanic se ne andò e Martin si sedette a cucire uno stivale. Mentre guardava fuori della finestra, una donna con scarpe da contadina passò di lì e si fermò accanto al muro. Martin vide che era vestita miseramente e aveva un bambino fra le braccia. Volgendo la schiena al vento, tentava di riparare il piccolo coi propri indumenti, pur avendo indosso solo una logora veste estiva. Martin uscì e la invitò a entrare. Una volta in casa, le offrì un po&#8217; di pane e della zuppa. &#8211; Mangia, mia cara, e riscaldati &#8211; le disse.<br />
Mangiando, la donna gli disse chi era: &#8211; Sono la moglie di un soldato. Hanno mandato mio marito lontano otto mesi fa e non ne ho saputo più nulla. Non sono riuscita a trovare lavoro e ho dovuto vendere tutto quel che avevo per mangiare. Ieri ho portato al monte dei pegni il mio ultimo scialle.<br />
Martin andò a prendere un vecchio mantello. &#8211; Ecco &#8211; disse. È un po&#8217; liso ma basterà per avvolgere il piccolo.<br />
La donna, prendendolo, scoppiò in lacrime. &#8211; Che il Signore ti benedica.<br />
- Prendi &#8211; disse Martin porgendole del denaro per disimpegnare lo scialle. Poi l’accompagnò alla porta.<br />
Martin tornò a sedersi e a lavorare. Ogni volta che un&#8217;ombra cadeva sulla finestra, sollevava lo sguardo per vedere chi passava. Dopo un po&#8217;, vide una donna che vendeva mete da un paniere. Sulla schiena portava un sacco pesante che voleva spostare da una spalla all&#8217;altra. Mentre posava il paniere su un paracarro, un ragazzo con un berretto sdrucito passò di corsa, prese una mela e cercò di svignarsela. Ma la vecchia lo afferrò per i capelli. Il ragazzo si mise a strillare e la donna a sgridarlo aspramente.<br />
Martin corse fuori. La donna minacciava di portare il ragazzo alla polizia. &#8211; Lascialo andare, nonnina &#8211; disse Martin. &#8211; Perdonalo, per amor di Cristo.<br />
La vecchia lasciò il ragazzo. &#8211; Chiedi perdono alla nonnina &#8211; gli ingiunse allora Martin.<br />
Il ragazzo si mise a piangere e a scusarsi. Martin prese una mela dal paniere e la diede al ragazzo dicendo: &#8211; Te la pagherò io, nonnina.<br />
- Questo mascalzoncello meriterebbe di essere frustato &#8211; disse la vecchia.<br />
- Oh, nonnina &#8211; fece Martin &#8211; se lui dovesse essere frustato per aver rubato una mela, cosa si dovrebbe fare a noi per tutti i nostri peccati? Dio ci comanda di perdonare, altrimenti non saremo perdonati. E dobbiamo perdonare soprattutto a un giovane sconsiderato.<br />
- Sarà anche vero &#8211; disse la vecchia &#8211; ma stanno diventando terribilmente viziati.<br />
Mentre stava per rimettersi il sacco sulla schiena, il ragazzo sì fece avanti. &#8211; Lascia che te lo porti io, nonna. Faccio la tua stessa strada.</p>
<p>La donna allora mise il sacco sulle spalle del ragazzo e si allontanarono insieme.<br />
Martin tornò a lavorare. Ma si era fatto buio e non riusciva più a infilare l&#8217;ago nei buchi del cuoio. Raccolse i suoi arnesi, spazzò via i ritagli di pelle dal pavimento e posò una lampada sul tavolo. Poi prese la Bibbia dallo scaffale.<br />
Voleva aprire il libro alla pagina che aveva segnato, ma si apri invece in un altro punto. Poi, udendo dei passi, Martin si voltò. Una voce gli sussurrò all&#8217;orecchio: &#8211; Martin, non mi riconosci?<br />
- Chi sei? &#8211; chiese Martin.<br />
- Sono io &#8211; disse la voce. E da un angolo buio della stanza uscì Stepanic, che sorrise e poi svanì come una nuvola.<br />
- Sono io &#8211; disse di nuovo la voce. E apparve la donna col bambino in braccio. Sorrise. Anche il piccolo rise. Poi scomparvero.<br />
- Sono io &#8211; ancora una volta la voce. La vecchia e il ragazzo con la mela apparvero a loro volta, sorrisero e poi svanirono.<br />
Martin si sentiva leggero e felice. Prese a leggere il Vangelo là dove si era aperto il libro. In cima alla pagina lesse: Ebbi fame e mi deste da mangiare, ebbi sete e mi dissetaste, fui forestiero e mi accoglieste. In fondo alla pagina lesse: Quanto avete fatto a uno dei più piccoli dei miei fratelli, l’avete fatto a me.<br />
Così Martin comprese che il Salvatore era davvero venuto da lui quel giorno e che lui aveva saputo accoglierlo.</p>
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		<title>L&#8217; amicizia</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 05:59:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca - B&#38;L</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie con morale]]></category>
		<category><![CDATA[amicizia]]></category>
		<category><![CDATA[cuore]]></category>
		<category><![CDATA[Paradiso]]></category>

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		<description><![CDATA[inviata da Annapia Farina Zitelli. Un uomo, il suo cavallo ed il suo cane camminavano lungo una strada Mentre passavano vicino ad un albero gigantesco, un fulmine li colpì uccidendoli all&#8217;istante; ma il viandante non si accorse di aver lasciato questo   mondo e continuò a camminare,accompagnato dai suoi animali. Il cammino era molto lungo; dovevano salire una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>inviata da Annapia Farina Zitelli.</div>
<div></div>
<div>Un uomo, il suo cavallo ed il suo cane camminavano lungo una strada</div>
<div>Mentre passavano vicino ad un albero gigantesco, un fulmine li</div>
<div>colpì uccidendoli all&#8217;istante; ma il viandante non si accorse di aver lasciato questo   mondo e continuò</div>
<div>a camminare,accompagnato dai suoi animali.<span id="more-320"></span></div>
<div>Il cammino era molto lungo; dovevano salire una collina, il sole picchiava forte ed erano sudati ed assetati.</div>
<div>Ad una curva della strada videro un portone magnifico,di marmo,che conduceva ad una piazza</div>
<div>pavimentata con blocchi d&#8217;oro al centro della quale si innalzava una fontana da</div>
<div>cui sgorgava dell&#8217;acqua cristallina.</div>
<div>Il viandante si rivolse all&#8217;uomo che sorvegliava l&#8217;entrata.</div>
<div>&#8220;Buongiorno&#8221;</div>
<div>&#8220;Buongiorno&#8221;rispose il guardiano.</div>
<div>&#8220;Che luogo e&#8217; mai questo,tanto bello ?&#8221;</div>
<div>&#8220;E&#8217; il Cielo &#8220;</div>
<div>&#8220;Che bello essere arrivati in Cielo,abbiamo tanta sete !&#8221;</div>
<div>&#8220;Puoi entrare e bere a volonta&#8217;&#8221;</div>
<div>Il guardiano indico&#8217; la fontana.</div>
<div>&#8220;Anche il mio cavallo e il mio cane hanno sete&#8221;</div>
<div>&#8220;Mi dispiace molto&#8221; &#8211; disse il guardiano- ma qui&#8217; non e&#8217; permessa l&#8217;entrata agli animali.&#8221;</div>
<div>L&#8217;uomo fu molto deluso;la sua sete era grande,ma non avrebbe mai bevuto da solo.</div>
<div>Ringrazio&#8217; il guardiano e prosegui&#8217;.</div>
<div>Dopo aver camminato a lungo su per la collina,il viandante e gli animali giunsero in</div>
<div>un luogo il cui ingresso era costituito da una vecchia porta che si apriva su un sentiero</div>
<div>di terra battuta,fiancheggiato da alberi.</div>
<div>all&#8217;ombra di uno di essi era sdraiato un uomo che portava un cappello,probabilmente</div>
<div>era addormentato.</div>
<div>&#8220;Buongiorno &#8220;disse il viandante.</div>
<div>L&#8217;uomo fece un cenno con il capo.</div>
<div>&#8220;Io,il mio cavallo ed il mio cane abbiamo molta sete&#8221;</div>
<div>&#8220;C&#8217;e&#8217; una fonte fra quei massi&#8221;, disse l&#8217;uomo,indicando il luogo, e aggiunse:&#8221;Potete bere</div>
<div>a volonta&#8217;&#8221;.L&#8217;uomo, il cavallo ed il cane si avvicinarono alla fonte e si dissetarono.</div>
<div>Il viandante ando&#8217; a ringraziare.</div>
<div>&#8220;Tornate quando volete&#8221;, rispose l&#8217;uomo.</div>
<div>&#8220;A proposito,come si chiama questo posto?&#8221;</div>
<div>&#8221; Cielo &#8220;</div>
<div>&#8220;Cielo? Ma il guardiano del portone di marmo ha detto che il Cielo era quello là!&#8221;</div>
<div>&#8220;Quello non è il Cielo,e&#8217; l&#8217;Inferno.Là si fermano tutti quelli che non esitano ad abbandonare i loro migliori amici&#8230;.&#8221;</div>
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		<title>L&#8217;IMPORTANZA DELLA RIFLESSIONE</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 17:20:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca - B&#38;L</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie con morale]]></category>
		<category><![CDATA[armonia]]></category>
		<category><![CDATA[condivisione]]></category>
		<category><![CDATA[cuore]]></category>
		<category><![CDATA[egoismo]]></category>
		<category><![CDATA[prossimo]]></category>
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		<description><![CDATA[Ringrazio Annapia per questo racconto.</p> <p>Da due settimane Chiara si stava preparando per partire destinazione Londra dove l&#8217;aspettava il suo ragazzo.</p> Aveva fatto e rifatto piu&#8217; volte la valigia indecisa su quello che doveva portare.L&#8217;incertezza del tempo e l&#8217;emozione, le stavano giocando tiri bassi ed entrambe le cose contribuivano a metterla maggiormente in confusione. Giunto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<div>Ringrazio <strong>Annapia</strong> per questo racconto.</p>
<p>Da due settimane Chiara si stava preparando per partire destinazione Londra dove l&#8217;aspettava il suo ragazzo.</p></div>
<div>Aveva fatto e rifatto piu&#8217; volte la valigia indecisa su quello che doveva portare.L&#8217;incertezza del tempo e l&#8217;emozione, le stavano giocando tiri bassi ed entrambe le cose contribuivano a metterla maggiormente in confusione.<span id="more-316"></span></div>
<div>Giunto il mattino della partenza, chiamo&#8217; un taxi per farsi portare all&#8217;areoporto,dove giunse con un notevole anticipo.Siccome avrebbe dovuto aspettare per molto tempo,decise di comperare un libro Compro&#8217; anche un pacchetto di biscotti e si diresse nella sala d&#8217;attesa VIP per stare piu&#8217; tranquilla.</div>
<div>Accanto a lei c&#8217;era una sedia con i biscotti e dall&#8217;altra parte ,un distinto signore intento a leggersi un giornale.</div>
<div>Chiara si guardo&#8217; un po&#8217; attorno,infine dopo averlo estratto dalla borsa,apri&#8217; il libro nell&#8217;intento di leggerlo,allungo&#8217; la mano per prendere il primo biscotto,ma contemporaneamente anche l&#8217;uomo accanto ne prese uno,lei si senti&#8217;indignata ma non disse nulla e continuo&#8217; a leggere il suo libro. Tra se&#8217; penso&#8217; &#8220;Ma tu guarda,se solo avessi un po&#8217; di piu&#8217; di coraggio l&#8217;avrei insultato&#8230;&#8221;</div>
<div>Cosi&#8217; ogni volta che lei prendeva un biscotto,il signore accanto a lei,senza scomporsi allungava la  mano prendendone uno anche lui&#8230;proseguirono cosi&#8217; finche&#8217; non rimase che un solo biscotto e Chiara penso&#8217;&#8221;adesso voglio proprio vedere cosa mi dice quando saranno finiti tutti!&#8221;</div>
<div>Il signore sempre senza distogliere lo sguardo dal suo giornale,prese l&#8217;ultimo biscotto e lo spezzo&#8217; in due prendendo  la sua meta&#8217;.</div>
<div>&#8220;Questo e&#8217; troppo &#8220;penso&#8217;e comincio&#8217; a sbuffare indignata,prese le sue cose,il libro e la borsa e si diresse verso l&#8217;uscita della sala d&#8217;attesa.</div>
<div>Quando si senti&#8217; un po&#8217; meglio e la rabbia era un po&#8217; svanita,si sedette su di una sedia lungo il corridoio per evitare altri spiacevoli incontri.Chiuse il libro ed apri&#8217; la borsa per infilarlo dentro ma con grande sorpresa s&#8217;accorse che il pacchetto di biscotti era ancora li&#8217; tutto intero nel suo interno.</div>
<div>Provo&#8217; un immenso senso di vergogna capendo che quel pacchetto di biscotti simile al suo era di quel signore seduto accanto a lei che pero&#8217; aveva diviso i suoi biscotti con lei senza sentirsi indignato,nervoso o superiore,al contrario di lei che aveva sbuffato e addirittura sentita ferita nell&#8217;orgoglio.</div>
<div>La conclusione e&#8217; evidente.Quante volte nella nostra vita abbiamo mangiato e mangeremo i biscotti di un altra persona senza saperlo&#8230;.Dunque,prima di arrivare ad un giudizio affrettato e prima di pensare male di una persona,guardiamo con piu&#8217; attenzione le cose,riflettendoci a lungo,perche&#8217; molto spesso le situazioni non sono proprio come appaiono..</div>
<div><span style="font-family: 'arial black', sans-serif;"><br />
</span></div>
</div>
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		<title>I musicanti di Brema</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 18:37:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca - B&#38;L</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie con morale]]></category>
		<category><![CDATA[armonia]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>C’era una volta un vecchio asino che aveva lavorato sodo per tutta la vita. Ormai non era più capace di portare pesi e si stancava facilmente, per questo il suo padrone aveva deciso di relegarlo in un angolo della stalla ad aspettare la morte.<br /> L’asino però non voleva trascorrere così gli ultimi anni della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C’era una volta un vecchio asino che aveva lavorato sodo per tutta la vita. Ormai non era più capace di portare pesi e si stancava facilmente, per questo il suo padrone aveva deciso di relegarlo in un angolo della stalla ad aspettare la morte.<br />
L’asino però non voleva trascorrere così gli ultimi anni della sua vita. Decise di andarsene a Brema, dove sperava di poter vivere facendo il musicista.<span id="more-300"></span><br />
Si era incamminato da poco quando incontrò un cane, magro e ansante.<br />
&#8220;Come mai hai il fiatone?&#8221; gli chiese.<br />
&#8220;Sono dovuto scappare in tutta fretta per salvare la pelle&#8221; gli rispose il cane. &#8220;Il mio padrone voleva uccidermi, perché ora che sono vecchio non gli servo più&#8221;.<br />
&#8220;Purtroppo è vero – continuò &#8211; non sono più capace di rincorrere la selvaggina come una volta, e sono così debole che non spavento più nessuno. Ma ora come farò a procurarmi da mangiare?&#8221;concluse depresso.<br />
&#8220;Vieni a Brema con me&#8221; suggerì l’asino. &#8220;Laggiù faremo fortuna con la musica: io suonerò il liuto e tu mi darai il ritmo con il tamburo&#8221;<br />
Il cane accettò la proposta e s’incamminò con il nuovo amico.<br />
Non avevano percorso molta strada che s’imbatterono in un gatto che miagolava disperato.<br />
&#8220;Cosa ti è successo per lamentarti in questa maniera?&#8221; gli chiese l’asino.<br />
&#8220;Sono vecchio e soffro d’artrite, per questo non sono più agile come una volta e devo stare al caldo. Ma vedendomi riposare vicino al caminetto, ieri il mio padrone si è infuriato, mi ha accusato di essere un fannullone, mi ha rimproverato di non saper acciuffare nemmeno un topolino e mi ha cacciato da casa. Senza pietà! Pensare che l’ho servito fedelmente per tutta la vita!… Ora non so proprio dove andare, non so proprio come sbarcare il lunario!&#8221; rispose singhiozzando il gatto.<br />
&#8220;Allora vieni a fare il musicista con noi a Brema&#8221; gli dissero insieme l’asino e il cane.<br />
Il gatto non se lo fece ripetere due volte e pieno di speranza si unì a loro.<br />
Passando davanti ad una fattoria, furono distratti da un gallo che schiamazzava rincorso da una massaia.<br />
&#8220;Mi vuole tirare il collo! Vuole me perché non ha un tacchino da cucinare per il pranzo della domenica! Mi vuole tirare il collo!&#8221; urlava terrorizzato.<br />
I tre compari gli gridarono: &#8220;Vieni con noi! Con la tua bella voce conquisteremo Brema!&#8221;<br />
Non ebbero il tempo di aggiungere altro che, appollaiato sulla schiena dell’asino, sentirono il gallo che li incitava:<br />
&#8220;Corriamo, corriamo, prima che la padrona mi acchiappi!&#8221;<br />
Una corsa disperata fin nel folto del bosco. Lì finalmente ripresero fiato!<br />
Ormai si era fatto buio e, si sa, di notte non è prudente viaggiare. Dovevano cercare qualcosa da mangiare e un posto per dormire almeno per quella notte. Rifocillati e riposati, l’indomani sarebbero ripartiti per Brema.<br />
Fu allora che sentirono dei rumori …<br />
Nascosti tra i cespugli, si guardarono intorno … videro una casa: ecco da dove arrivavano brusio, risate e… un profumo d’arrosto!<br />
Erano così stanchi e così affamati!<br />
Cercando di non fare rumore si avvicinarono alla casa e, con cautela, sempre senza farsi scorgere, guardarono all’interno attraverso la finestra.<br />
Non potevano credere ai loro occhi! In mezzo alla stanza c’era un tavolo colmo di buone cose: un tacchino ripieno, mortadelle invitanti, formaggi di tutti i tipi, pane d’ogni forma, torte stupende, frutta profumata,…<br />
&#8220;Potremmo chiedere ospitalità…&#8221; non ebbero il tempo di aggiungere altro, che i quattro amici videro avvicinarsi al tavolo quattro ceffi paurosi. Dunque quello era il covo dei briganti!<br />
Se quei tipacci li avessero visti, sarebbe stata la loro fine!<br />
Si sa che la fame aguzza l’ingegno!<br />
Nascosti tra i cespugli, studiarono un piano diabolico, che avrebbe spaventato quei briganti, così da obbligarli a scappare dal loro covo e da lasciare tutto quel ben di dio da mangiare a loro completa disposizione.<br />
Nel buio e nella tranquillità della notte, interrotti solo dalla luce che irradiava dall’interno della casa e dal vociare sguaiato dei briganti, si avvicinarono alla finestra.<br />
In silenzio perfetto l’asino appoggiò le zampe sul davanzale, il cane balzò sul dorso dell’asino, il gatto si arrampicò fin sulla testa del cane e il gallo si appollaiò sulle spalle del gatto.<br />
Quindi ad un cenno dell’asino, diedero inizio al loro primo concerto:<br />
… e fu tutto un ragliare, abbaiare, miagolare e schiamazzare.<br />
Un inferno! Terrorizzati, i quattro briganti cercarono la salvezza fuori dalla casa, ma all’uscita furono investiti da un essere che calciava, graffiava, mordeva, beccava!<br />
Un INFERNO! Scapparono per non tornare mai più in quel luogo maledetto!<br />
I quattro amici non ci pensarono due volte: si precipitarono all’interno della casa, senza esitare si sedettero intorno al tavolo… e …<br />
credo che siano ancora lì che mangiano e ridono, che ridono e mangiano…<br />
Lì era il Paradiso!</p>
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		<title>Il nibbio maestro di povertà</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Feb 2010 10:35:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca - B&#38;L</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie con morale]]></category>
		<category><![CDATA[egoismo]]></category>
		<category><![CDATA[essenzialità]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Un nibbio, che teneva un pesce nel becco, era inseguito da uno stormo di gabbiani, cormorani e altri uccelli da preda che lo colpivano in ogni modo pur di portargli via il pesce. Dovunque andasse, un codazzo assordante e prepotente lo seguiva. Alla fine, esasperato, mollò il pesce. Un altro uccello lo afferrò e fu [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un nibbio, che teneva un pesce nel becco, era inseguito da uno stormo di gabbiani, cormorani e altri uccelli da preda che lo colpivano in ogni modo pur di portargli via il pesce. Dovunque andasse, un codazzo assordante e prepotente lo seguiva. Alla fine, esasperato, mollò il pesce. Un altro uccello lo afferrò e fu a sua volta inseguito da tutta la banda . <span id="more-294"></span>Il nibbio, finalmente tranquillo, si posò in pace sul ramo di un albero. Un monaco, che aveva veduto la scena, notando la calma e la pace dell&#8217;uccello, gli s&#8217;inginocchiò davanti dicendogli: «D&#8217;ora in avanti sarai tu il mio maestro poiché mi hai insegnato che la pace dello spirito non è possibile quaggiù se non si sa rinunciare alle cose accessorie».</p>
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